di Enrica Bricchetto
Il direttore del Cremit Pier Cesare Rivoltella è intervenuto alla conferenza EduIA 2020 (è possibile ascoltare il suo contributo a partire dal minuto 45:33), organizzata dall’Università di Roma 3 il 5 e 6 novembre online.
Sedici studiosi hanno declinato il concetto di Intelligenza Artificiale in chiave interdisciplinare praticamente da tutti i punti di vista: pedagogico, informatico, filosofico, sociologico e psicologico.
Pier Cesare Rivoltella ha affrontato il tema dal punto di vista della Media Literacy Education (per approfondire si consiglia la lettura del testo Nuovi Alfabeti. Educazione e culture nella società post-mediale) e ha chiarito quanto e come nella società dei dati, incarnazione dell’Intelligenza Artificiale, sia necessario rinnovare e cambiare gli strumenti.
Chi vorrà rivedere l’intero intervento si farà un’idea chiara della società della datazione, sul nesso tra la misurazione dei dati e il controllo, in cui gli algoritmi provano a facilitare la complessità delle informazioni e proprio per questo dirigono le scelte individuali.
Rivoltella ha fatto un quadro realistico e preoccupato della datificazione che caratterizza il nostro tempo: i dati sono attivi, sono efficienti, hanno una numerosità infinita, modificano la vita dei singoli e della società. Come reagisce chi si occupa di educazione ai media? Con Nuove literacies nella società della datificazione, che è anche il titolo dell’intervento di Rivoltella.
Oggi bisogna educare ai processi, accompagnare le persone, dai bambini agli anziani, a riflettere sugli scenari che i dati creano e interpretano.
Oggi è necessario rivedere o aumentare la categoria di spirito critico: non si tratta più di smascherare o di decostruire l’universo mediale ma di porre in discussione l’efficienza, comprendere i processi di elaborazione dei dati, elaborare metodi di analisi sulla nostra realtà.
Se la profilazione degli utenti inizia praticamente dalla culla con l’Internet of Toys – passaggio molto interessante che Rivoltella fa quasi in conclusione del suo intervento – è cruciale dotare tutti di strumenti per orientarsi.
La conclusione vera di questo intervento, pieno di riferimenti culturali e di rielaborazioni personali, è che, se molto da parte degli studiosi è stato capito, non altrettanto è entrato nel dibattito pubblico. La scarsa consapevolezza con la quale cittadine e cittadini si confrontano con il mondo dei dati è frutto di una discorsivizzazione superficiale, lasciata a sedicenti esperti della comunicazione che non mediano la complessità e i veri rischi.
Per approfondire: